Controllare con una certa frequenza i propri investimenti è un azzardo, non solo per il nostro benessere psicologico ma anche per quello finanziario. A sostenerlo è una ricerca di Betterment, una start-up fintech nata nel 2016 con lo scopo, come la parola stessa suggerisce, di migliorare la gestione dei soldi di piccoli e medi risparmiatori, secondo la quale coloro che controllano assiduamente il valore del proprio portafoglio, per poi agire di conseguenza, tendono ad ottenere performance più basse rispetto a quelli che lo fanno meno di frequente. La ragione è molto semplice. Nel singolo giorno esiste praticamente il 50% di probabilità che il mercato possa salire o scendere; infatti, da quando esiste l’indice S&P500 (l’indice azionario delle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione) nel 46,7% dei casi i rendimenti giornalieri hanno chiuso negativamente, e poiché gli individui attribuiscono generalmente un maggior peso alle perdite rispetto ai guadagni, in media coloro che controllano il portafoglio ogni giorno provano un sentimento di dolore e paura. La prima reazione che passa per la mente è quindi proprio quella di fuggire cercando di cambiare l’assetto degli investimenti. In realtà si sta esattamente commettendo l’errore più grave per un investitore, movimentare il portafoglio facendosi prendere dall’emotività. Questo comportamento del tutto umano porta a vendere nei momenti in cui non si dovrebbe ed a comprare solo quando i prezzi si trovano già sui livelli massimi.

 

Il caso concreto del fondo d’investimento Magellan Fund di Peter Lynch. Tra il 1977 e il 1990 il Magellan Fund, abilmente gestito in quel periodo da Peter Lynch, riuscì ad ottenere un rendimento medio annuo  composto del 29,7% battendo lo S&P500 per ben 11 volte su 13. La fama del fondo era all’epoca ben nota a tutti gli investitori americani a tal punto che il suo gestore, Peter Lynch, era stato definito dalla stampa finanziaria  come “un genio” ed “un mago degli investimenti”. Tuttavia, nonostante la rimarcabile perfomance del fondo, l’investitore medio avrebbe mancato più della metà dei guadagni del fondo registrando un rendimento addirittura inferiore rispetto a quello del mercato di riferimento e qualcuno fu capace anche a perdere soldi. Ma come è stato possibile? Quest’evento deve farci riflettere: investendo nel miglior fondo della storia, l’investitore medio sarebbe stato comunque fortemente danneggiato dagli effetti negativi dell’emotività e del market timing. Gli investitori tendono infatti a scappare durante i periodi nei quali le perfomance del fondo sono basse e corrono ad investire soltanto dopo i periodi di maggior successo. Tale comportamento che colpisce la stragrande maggioranza degli investitori è uno dei motivi principali per cui l’investitore medio non riesce ad ottenere gli stessi rendimenti del fondo in cui investe. Morale della favola, controllando il nostro portafoglio d’investimenti troppo frequentemente avremo una maggiore probabilità di visualizzare una perdita e questo può condurci ad assumere scelte d’investimento errate. Mantenere un approccio di lungo termine è l’ingrediente che serve all’investitore per mantenere la giusta rotta e raggiungere quindi gli obiettivi di risparmio. Per favorire questo processo è solo necessario rendere virtuoso l’investimento mediante l’utilizzo di comportamenti automatici che riscopriamo regolarmente ad ogni flessione del mercato, ma noti da sempre, e che consentono di limitare gli errori dettati dall’emotività.