Proprio in questi giorni in cui sui mercati finanziari di tutto il mondo regna una fortissima volatilità, vorrei rifarmi ad un articolo letto sul magazine Wall Street Italia, quanto mai attuale nonostante sia del maggio 2019, che fa riferimento ad un lungo dossier interamente dedicato a come gli italiani preferiscano non investire amando di gran lunga tenere parcheggiata la liquidità sui conti correnti. Gli italiani sono molto oculati e sono dei grandissimi risparmiatori, ma poi finiscono con il tenere i soldi sul conto corrente e questo comportamento, inizialmente virtuoso, ha come unica conseguenza il loro progressivo impoverimento. Oggi non è più sufficiente risparmiare, bisogna essere anche bravi investitori.

Ma in realtà di cosa hanno paura gli italiani quando si parla di soldi? Del futuro, del rischiare troppo, del poterli perdere? A fine 2018, secondo Banca d’Italia, ben 1.371 miliardi di euro, sui 4.287 miliardi di ricchezza totale posseduta delle famiglie italiane, sono parcheggiati sui conti correnti e di conseguenza non si incassano interessi, non si spendono, non si investono.

Ma sappiamo quanto ci costano queste paure? A dare una risposta a questa domanda ci aiuta una ricerca condotta da Allianz in collaborazione con Euler Hermes. Dando un’occhiata al grafico, 100 euro investiti da un italiano nel 2003 sarebbero diventati 124 euro nel 2017 (+24%), mentre gli stessi 100 euro investiti nello stesso periodo da un finlandese sarebbero diventati 221 euro per un rendimento totale del +121%. La differenza sta nel fatto che, mentre i finlandesi hanno investito quote rilevanti del proprio risparmio sui mercati azionari, gli italiani hanno preferito di gran lunga liquidità e Titoli di Stato, ed è proprio questo il problema delle famiglie italiane, detenere un terzo della ricchezza finanziaria in improduttivi e costosi conti correnti. Si potrebbe dire tanta fatica per nulla. Ci spiegano gli autori della suddetta ricerca: “Essere risparmiatori disciplinati è importante ma non più sufficiente. Da qualche anno viviamo in un contesto di bassi tassi di interesse. I tradizionali asset sicuri, come le obbligazioni governative o i depositi bancari, non rendono quasi nulla. E’ incomprensibile che in periodi di elevata incertezza molti risparmiatori scelgano il rifugio sicuro e la liquidità, tenendosi lontani dai mercati azionari. Il risultato della scelta è però opposto a quello desiderato: alla fine ci si ritrova più poveri.”

Guardiamo ancora il grafico e consideriamo l’Irlanda. Nel periodo considerato la ricchezza finanziaria delle famiglie irlandesi è cresciuta del 65%: il 93% di questo incremento è stato generato dall’aumento di valore dei loro investimenti e solo il 7% è imputabile al nuovo risparmio. Per le famiglie italiane, invece, la situazione è opposta: nello stesso periodo, infatti, la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta del 24%, riconducibile per l’87% a nuovi risparmi e solo per il 13% all’aumento di valore della componente investimenti. In questo stesso lasso temporale dobbiamo anche osservare che gli irlandesi hanno superato gli italiani in fatto di ricchezza finanziaria pro capite e questo credo faccia intendere come l’enorme sforzo delle famiglie italiane profuso per generare risparmio sia stato ben poco premiante.

Fin qui finlandesi ed irlandesi, tuttavia hanno capito come funziona questo meccanismo anche gli olandesi e gli spagnoli, i quali hanno lasciato il loro denaro investito principalmente sui mercati azionari, facendo in modo che i soldi lavorassero per loro. Gli Italiani, ma anche i tedeschi ed i portoghesi, faticano tantissimo per risparmiare denaro e poi lo lasciano a riposare su un conto corrente, ma in questo modo sono loro a lavorare per i soldi.

Ovviamente in questo modo si perde l’opportunità di beneficiare dell’interesse composto, ossia del guadagno derivante dagli interessi sugli interessi, un concetto purtroppo sconosciuto a gran parte delle famiglie italiane. Oggi più che mai è importante cambiare il comportamento dei risparmiatori italiani che, In questo campo specifico, non trovano grosse differenze tra il concetto di sicurezza ed il concetto di prudenza; occorre creare i giusti stimoli ed aumentare le conoscenze finanziarie per far capire, una volta per tutte, l’importanza di investire i risparmi con un orizzonte temporale di lungo termine. Ogni momento è buono per cominciare, ma in giorni di grande volatilità dei mercati, come gli ultimi, lo è ancora di più!