Tito Boeri, il Presidente dell’INPS, lo aveva annunciato che entro la metà di aprile 7 milioni di italiani avrebbero ricevuto dall’INPS direttamente a casa un documento, fino ad ora consultabile solo on line, contenente un prospetto in grado di consentire ai lavoratori, giovani e meno giovani, di calcolare in anticipo la pensione che percepiranno a fine carriera, la ormai famosa Busta Arancione. In realtà questo è l’ennesimo annuncio fatto, metà aprile è già passato ma forse questa volta ci siamo realmente. Innanzitutto una curiosità: il nome deriva da un analogo documento che l’istituto di previdenza svedese invia annualmente, già a partire dagli Anni Novanta, a tutti i cittadini scandinavi in un caratteristico involucro di colore arancio. In Italia è stata la Riforma Dini del 1996, proprio perché attuava il passaggio epocale del conteggio della pensione basato su un metodo di calcolo contributivo anziché retributivo, a prevedere l’invio annuale di un estratto conto che indicasse i contributi versati, una proiezione degli stessi ed una stima della pensione futura, dal momento che il nuovo regime previdenziale era fortemente connesso ad un’assunzione di responsabilità da parte del cittadino.

Tuttavia per vari motivi, non ultimo quello di non generare un vero e proprio conflitto generazionale, non se ne fece nulla. Successivamente il tema è stato ripreso anche dalla Riforma Fornero che collegava la Busta Arancione al tema dell’educazione previdenziale, ma ancora nulla. Finalmente Tito Boeri, come detto attuale Presidente dell’INPS, ha posto la Busta Arancione alla base della sua attività come forma di massima trasparenza nei confronti dei cittadini.

Come dicevamo, la Busta Arancione è già presente on line sul sito dell’INPS e si chiama “La Mia Pensione”. Una volta richiesto il proprio PIN personale, è possibile accedere al servizio e simulare la pensione che presumibilmente verremo a percepire al pensionamento. Tre sono i pilastri su cui si fonda il calcolo: l’età, la storia lavorativa ed il reddito. Tuttavia bisogna prendere il dato che ne scaturisce con le dovute cautele in quanto esiste un “rischio politico”, vale a dire la possibilità che cambi la normativa e questo non certo in meglio, ed un “rischio economico”, ovvero l’eventualità di un andamento del PIL che si discosti da quell’1,5% ipotizzato dall’INPS. Nonostante tutto lo strumento ha una grande valenza informativa ed educativa, ed in un’ottica di pianificazione previdenziale i lavoratori possono fare delle simulazioni anche più ampie variando per esempio l’età pensionabile per vedere come cambia la pensione rimandando o anticipando la fine dell’attività lavorativa.

La Busta Arancione che arriverà a casa di tutti i lavoratori ancora in attività, purché dipendenti del settore privato, agli artigiani, ai commercianti ed ai titolari di partite iva iscritti alla Gestione Separata INPS, e successivamente inviata anche ai dipendenti pubblici, sarà sicuramente di grande utilità dal momento che ciascun lavoratore potrà facilmente calcolare il divario previdenziale tra l’ultima retribuzione ricevuta in fase lavorativa e l’assegno pensionistico maturato a fine carriera. In altre parole, ogni italiano potrà capire se rischia una consistente perdita del tenore di vita durante la terza età e già da oggi attivarsi per coprire questa differenza sottoscrivendo un Fondo Pensione o un piano di risparmio personalizzato e finalizzato ad ottenere una pensione di scorta.