I PIR, Piani Individuali di Risparmio, sono strumenti finanziari studiati dal governo per indirizzare gli investimenti delle famiglie a sostegno della piccola e media impresa italiana. Questi i vantaggi fiscali per i sottoscrittori: per le persone fisiche residenti in Italia azzeramento della tassazione sui redditi generati dall’investimento (12,50% per i titoli di stato o 26% per altri prodotti finanziari) ed esenzione degli importi investiti dalle imposte di successione. Per godere del beneficio fiscale il piano deve avere una durata minima di 5 anni e l’importo massimo annuo sottoscrivibile è di € 30.000 per un valore totale di € 150.000. Qualora il risparmiatore abbia necessità di uscire dal Piano Individuale di Risparmio prima di 5 anni, questi non andrà incontro ad alcuna penalizzazione, salvo l’applicazione della consueta imposta sui rendimenti.

Per legge il portafoglio del PIR dovrà contenere per almeno il 70% strumenti finanziari emessi da aziende italiane o europee con organizzazione stabile in Italia; di questo 70% almeno il 30% investito in titoli non presenti del FTSE MIB di Borsa Italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Attenzione tuttavia a questi nuovi servizi, perché per capire se è veramente lo strumento più adatto alle esigenze del singolo risparmiatore, i PIR andrebbero anche valutati guardando anche ai possibili svantaggi, e vi assicuro che ve ne sono; in altri termini, l’investimento nei PIR andrebbe valutato guardando il presunto beneficio fiscale, ma anche e soprattutto il proprio profilo di rischio, il proprio orizzonte temporale, la propria asset allocation, il patrimonio posseduto ed il costo complessivo (a volte veramente troppo elevato rispetto a soluzioni alternative) di questa operazione.